Mediazione familiare nella separazione

All’interno della vasta gamma di strumenti di risoluzione alternativa delle controversie (c.d. ADR – Alternative Dispute Resolution), uno dei metodi più efficaci è rappresentato dalla mediazione familiare. Questo strumento si propone di offrire un supporto psicologico alle persone coinvolte nella crisi familiare, con l’obiettivo di ripristinare il dialogo e prevenire il conflitto nelle aule di giustizia.

In altre parole, la mediazione familiare serva ad attenuare la conflittualità delle parti coinvolte, creando un clima più disteso ed eliminando le ricadute emotive, che possono riversarsi sui figli coinvolti nel conflitto, che molto spesso vengono, anche inconsapevolmente, strumentalizzati dagli stessi genitori nelle dinamiche che caratterizzano la fase di separazione.

Mediazione familiare e separazione

In tutte le situazioni di separazione, è inevitabile un certo livello di sofferenza, talvolta con una componente di rischio. La mediazione interviene specificamente in situazioni a rischio, grazie all’operato di un professionista terzo, neutrale nel conflitto, che guida il processo di separazione e divorzio per riattivare una comunicazione costruttiva. 

Negli ultimi anni il legislatore ha riconosciuto l’importanza di promuovere alternative di risoluzione delle controversie civili, specialmente in ambito familiare, che portano a risultati migliori e più duraturi per le persone coinvolte nelle crisi famigliari, rispetto a una lunga lotta giudiziaria che culmina una decisione imposta dall’esterno da un giudice. Proprio per questo con la riforma Cartabia, sono state introdotte due disposizioni mirate a favorire la mediazione familiare nelle separazioni giudiziali:

  • L’articolo 473bis.10 dà facoltà al giudice di informare le parti, in qualsiasi fase della causa, sulla possibilità di avvalersi della mediazione famigliare.
  • L’articolo 473bis.14 impone al giudice, nel decreto di fissazione dell’udienza, di segnalare alle parti l’opportunità di ricorrere alla mediazione familiare.

In questa prospettiva la mediazione familiare è concepita come uno strumento di supporto psicologico per ripristinare il dialogo tra le parti, fondamentale per condurre trattative finalizzate a raggiungere un accordo: se i genitori o i partner non riescono a dialogare, diventa impossibile portare avanti alcuna trattativa e la coppia resta bloccata in un procedimento di separazione giudiziale. Ciò non solo peggiora la qualità della relazione e dei rapporti reciproci, ma comporta anche un onere economico e tempistiche prolungate, estendendo quindi nel tempo il conflitto. Alla fine di una separazione giudiziale difficilmente tra gli ex partner si potrà instaurare un rapporto sereno e civile, necessario per poter gestire insieme i figli.

La difficoltà di comunicazione e la conflittualità alimentate dalla separazione giudiziale causano danni significativi ai minori coinvolti, sia nel loro percorso di crescita psicoaffettiva che nel mantenimento delle relazioni familiari con entrambi i genitori e le famiglie di origine.

La mediazione familiare rappresenta uno strumento complementare alla giurisdizione: l’accordo eventualmente raggiunto in fase di separazione non ha validità giuridica, ma può essere formalizzato davanti al Tribunale o tramite negoziazione assistita. L’art. 337 ter c.c. riconosce valore all’istituto della mediazione familiare in quanto stabilisce che il giudice deve prendere atto degli accordi intervenuti tra i genitori, in particolare qualora raggiunti all’esito di un percorso di mediazione familiare.

Il ruolo dell’avvocato

Per superare il conflitto e riorganizzare le relazioni familiari, l’intervento di una professionalità non esclusivamente giuridica è essenziale. Nella fase iniziale, spesso è l’avvocato il primo a essere chiamato in causa. Durante la crisi, i membri di una coppia spesso non considerano l’opzione della mediazione, concentrandosi principalmente sugli aspetti legali della separazione, come il mantenimento, la casa coniugale, e le visite.

L’avvocato, come primo punto di contatto con la coppia in conflitto, ha la responsabilità di presentare al proprio assistito l’opportunità di utilizzare strumenti di sostegno, come la mediazione familiare. Deve dimostrare sensibilità nel valutare se vi sia la necessità di supporto nella comunicazione/relazione e deve avere la capacità di comprendere il grado di conflittualità della coppia, che non è sempre uguale. In situazioni di conflitto particolarmente grave, potrebbe essere necessario un intervento più incisivo rispetto alla mediazione familiare, come il coordinamento genitoriale.

 La collaborazione tra avvocato e mediatore è cruciale per il successo del processo. La mediazione familiare ha come scopo la conciliazione della causa, e perché questo venga raggiunto è necessario che all’effettivo ripristino della comunicazione tra le parti (di competenza del mediatore) sia affiancata un’attività di agevolazione nella risoluzione delle questioni oggetto di reciproche pretese giudiziali (di competenza dell’avvocato). Pertanto, è fondamentale coinvolgere attivamente un professionista legale preparato in questo settore nell’attività di mediazione.

In cosa consiste la mediazione familiare?

La mediazione è un percorso strutturato di supporto alla famiglia prima, durante e dopo la separazione o il divorzio. Obiettivo principale è offrire ai genitori un contesto esterno all’ambiente giudiziario in cui raggiungere accordi duraturi su questioni quali l’affidamento, l’educazione dei minori, i periodi di visita e la gestione delle spese. Si accompagnano quindi i genitori in un percorso di recupero di una genitorialità condivisa e collaborativa.

 La mediazione familiare si sviluppa in circa 10-12 incontri. Nei primi si delineano le richieste e le aspettative di entrambi i genitori, disegnando una panoramica sintetica della situazione attuale. Durante questa fase, si presta particolare attenzione a individuare eventuali punti di accordo e a spiegare le regole della mediazione. Successivamente, si ripercorre la storia della coppia e della famiglia, esplorando le criticità e le risorse di entrambi i genitori e incoraggiandoli ad assumersi le proprie responsabilità. Si affrontano le problematiche ancora aperte e si identificano gli aspetti su cui trovare un accordo. Questo processo coinvolge anche una fase di osservazione delle interazioni genitori-figli e di discussione sui bisogni dei bambini. La negoziazione prosegue fino al raggiungimento dell’accordo, che viene formalizzato. In questa fase, si incoraggia il confronto tra i genitori e i loro avvocati per garantire la legittimità dell’accordo e la tutela dei rispettivi diritti. Infine, si valuta l’opportunità di un follow-up per assicurare il mantenimento degli accordi nel tempo.

Limiti della mediazione familiare

Affinché il percorso abbia successo, è essenziale la disponibilità di entrambi i genitori, i quali devono essere motivati e credere che questo strumento sarà utile per ristabilire un clima familiare sereno nell’interesse dei figli.  Proprio per questo è opportuno che l’intervento del mediatore sia collocato, temporalmente, nei primi

momenti della separazione. Il persistere del conflitto, soprattutto se grave, può rendere la mediazione impraticabile. Inoltre, è vietato avviare il percorso quando è stata pronunciata una sentenza di condanna o è pendente un procedimento penale per abusi famigliari o violenza. In tali casi, il mediatore interrompe immediatamente il percorso di mediazione, se già iniziato. 

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